Articoli con tag “Daniele Sitta

Novi Park. Un pessimo affare.

Il 21 luglio, con buona pace dei comitati, associazioni o semplici cittadini che si sono opposti strenuamente in questi anni, inizia ufficialmente l’era Novi Park. Definito dal Sindaco Pighi come il progetto più importante dei suoi due mandati, rimarrà sicuramente uno dei più discussi, anche date le dimensioni dell’intervento in questione.

Il piano sosta. Colgo l’occasione per ribadire la mia opinione sul piano sosta. Modena, come ogni città, ne deve avere uno, ovviamente il più possibilmente ragionato ed equo. E’ giusto pagare per lasciare la propria macchina in sosta sul suolo pubblico, occupare spazio non è un diritto naturale.
Bisogna disincentivare l’uso della macchina, per ovvie ragioni che non sto ad elencare, magari arrivando (pensate un po’…) ad usare la bicicletta o addirittura i mezzi pubblici.
I residenti devono poter parcheggiare pagando abbonamenti agevolati e sicuramente devono essere concordate alcune deroghe. Che dire, ci siamo.

Dove vanno le tue monete? Tutto questo avrebbe un senso, persino le multe con un 10% ad una società privata che si occupa di controllare. Tutto questo avrebbe un senso se quella montagna di soldi derivante dagli introiti andasse a finanziare il trasporto pubblico in primis, ma anche attività sociali o per la collettività. Quelle che il Comune ora finanzia, diversamente da quella che era la loro funzione originaria, attraverso gli oneri di urbanizzazione.
In fondo è il Comune che controlla quegli spazi e che concede la possibilità di usarli in cambio di qualcosa. Il Comune però quei soldi che poteva incassare gli ha già spesi, precisamente tutti quelli dei prossimi trentanove anni.

Novi Park. Sembra alquanto sovrastimato il numero di parcheggi, soprattutto se uno pensa che l’obiettivo dovrebbe essere quello di disincentivare l’uso dell’auto. Il Comune ha profuso molti sforzi per aiutare Modena Parcheggi nella vendita di box auto, il Sindaco Pighi ha persino scritto ai cittadini. Come sta procedendo questa vendita? Pare non così bene, mi chiedo poi che senso abbia per uno che sta magari in corso Canalchiaro comprare un box auto per parcheggiare la macchina.

Modena Parcheggi. Sicuramente un grande affare quello di questa società, costituita però da nomi noti dell’edilizia locale. A fronte di un costo di più di 35 milioni di euro, vedremo quale sarà dopo un anno dall’apertura del Novi Park il bilancio d’esercizio. Intanto già vengono incamerati i soldi per le soste attuali.
Capire se questo progetto aveva ragione d’essere, dipende anche da questi calcoli.

Nel prossimo post magari, mi piacerebbe anche proporre qualche tarda ipotesi alternativa.


Il caso Sitta (un’ inaspettata difesa?)

Ricordiamoci che stiamo parlando di notizie fresche di stampa, di indiscrezioni da confermare, di una fase delicata in continuo divenire, i cui esiti sono incerti anche per il più navigato degli analisti politici.

Quello che sta succedendo però è abbastanza chiaro: la figura dell’assessore Sitta non è mai stata così in difficoltà come adesso e tra poche ore potrebbe annunciare una clamorosa uscita di scena. Se ne andrebbe così il tanto contestato assessore, quello dal carattere vulcanico, quello decisionista, intransigente, poco incline al compromesso, quello che ci ha abituato per anni a frasi ad effetto da leggere sul giornale la mattina.
Uno così combattivo, tenace e coerente che fa quasi impressione vederlo in questa situazione, politicamente isolato e senza più l’appoggio dei compagni della prima ora. 

Già, perché Daniele Sitta esce di scena, sconfitto non dai comitati, dagli ambientalisti, da qualche fronda del PD o da un’opposizione politica eterogenea. Daniele Sitta viene cacciato dalla stessa politica che lo ha messo lì e che lo ha sostenuto prima che le cose si mettessero male.

Quando c’era un consenso del 64% e ci si poteva permettere di scrivere un documento come Modena Futura, anacronistico nei contenuti e “arrogante” dal punto di vista politico. Tutti sapevano qual’era il progetto per la città e lo stesso documento aveva la benedizione del Sindaco Giorgio Pighi. Oggi, una cosa del genere non sarebbe più possibile, perché non ci sono i numeri per farlo.

Poi le polemiche e la gara a smarcarsi, come dire: noi non c’eravamo, noi non sapevamo, fino ad arrivare a dire che il problema è nella persona e non nel progetto generale proposto per la città da partito e Giunta. Nonostante il totale disaccordo, almeno umanamente devo riconoscere a Daniele Sitta di essere stato coerente nella sua condotta, a differenza di tante altre personalità politiche.

Daniele Sitta è rimasto al suo posto tutti questi anni, nonostante le discutibili scelte in materia urbanistica e se ne va perché la sua presenza mette a repentaglio una coalizione che si presenterà tra due anni alle elezioni. Sembrerebbe quasi l’agnello sacrificale della Pasqua, volendo fare una similitudine un po’ azzardata. Daniele Sitta è costretto a lasciare perché comunque la sua figura ormai è stata drasticamente ridimensionata, tant’è che pesano più le proposte di un partito non rappresentato ufficialmente in Consiglio Comunale (Sel) e di un movimento aperto ai cittadini ma comunque in quota PD (Modena Attiva).

Per il Partito Democratico invece è comunque una sconfitta. Se Daniele Sitta se ne dovesse andare sarebbe come un’enorme ammissione di colpa, con tanto di ingrato scaricamento. Se Daniele Sitta dovesse restare, sarebbe difficile tenere insieme la coalizione che deve cercare di risalire la china verso le prossime elezioni. Questi due anni che ci separano dal voto infatti, saranno sicuramente segnati da una martellante campagna di comunicazione per ricordare a tutti le buone cose fatte e questo gesto potrebbe rappresentare l’inizio di questa fase. Certo è che cose come l’Autodromo di Marzaglia e il Novi Park sono lì e si fa fatica a non vederli, a dimenticarli.

Se c’è qualcuno che ora festeggia e pensa che i problemi siano finiti si sbaglia di grosso. Se fosse così allora Sitta aveva ragione: lui era il nemico da abbattere. Bisogna invece rimanere vigili e fare in modo non arrivi l’uomo del compromesso, quello che con modi più affabili e gentili porta avanti lentamente lo stesso vecchio progetto di cementificazione. In questo caso rimpiangerei Daniele Sitta, perché almeno con i suoi modi poco discreti ha calamitato l’attenzione su una questione modenese diventata poi fondamentale.

Chissà, magari la cosa è destinata a rientrare, certo è che ora solo il Sindaco sembra difendere (senza più tanta convinzione) il suo assessore, mentre altri compagni di partito, tra le righe, sembrano già scrivergli l’epitaffio politico. Se posso suggerire, parafrasando John Keats:

“Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nel cemento”.

Gabriele Veronesi


Il tempo si è fermato

Finita l’ubriacatura per l’apertura del museo Casa Natale Enzo Ferrari (attenti a non dire museo Ferrari, soprattutto se vi trovate sul posto), si fanno due conti su cosa rimane dei tanti capitoli ancora aperti di quella Modena Futura immaginata dalla Giunta qualche anno fa. Certo, l’apertura del museo è un successo, a mio modo di vedere, spero che vengano molti visitatori soprattutto da fuori e che questo porti un po’ di ricchezza per il turismo cittadino.

Basta però spostarsi di qualche decina di metri dall’affascinante struttura architettonica color giallo e già ti rendi conto che laddove non c’è stata la volontà e lo sforzo serio di avviare una riqualificazione, la situazione è ben diversa. Le Fonderie rischiano di rimanere un promemoria perenne del recupero mancato, ormai l’obiettivo più auspicabile è quanto meno la bonifica. Viene quasi il dubbio che ci sia sempre stata la volontà di abbatterle per costruire altre case (come è avvenuto lì vicino, vedi zona mercato bestiame), ma che sfortunatamente l’importanza storica del luogo dovuta ai fatti del 9 Gennaio 1950, abbiano sempre frenato questa ambizione.

Di queste settimane la notizia che il percorso di riqualificazione dell’ex amcm subirà ulteriori ritardi, considerato il fatto che se sarà come viene illustrata nei progetti, allora è quasi un bene, è però evidente come ci sia una situazione di degrado e che rappresenti un’area a due passi dal centro non recuperata. La cosa incredibile comunque è che sono passati diciassette anni da quando è iniziato questo percorso, c’è sempre stata la stessa amministrazione eppure tutto è rimasto come allora, fatto salvo ovviamente per due demolizioni fatte in fretta quando ormai è evidente che il motivo non era certo l’urgenza.
Forse se si fosse tenuto conto che stiamo parlando di una vasta area a due passi dal centro, di importanza storica e inserita in un tessuto residenziale, forse il percorso sarebbe stato un po’ più facile. Forse, se si fosse cercato il confronto con la cittadinanza e con le associazioni, si sarebbe perso un po’ di tempo, che non sarebbe comunque confrontabile con quello che si è perso in questo muro contro muro.

A mio avviso sono poi assurde le affermazioni dell’assessore Sitta secondo cui sarebbe colpa di Idv e Sel (si è dimenticato Italia Nostra) se il progetto di recupero dell’ex-amcm ha subito tanti ritardi. Se l’assessore ha troppa fretta per aspettare i tempi della democrazia faccia un altro lavoro. Se viene isolato dal suo partito per convenienze elettorali non è certo colpa di chi è in dissenso con le sue proposte. Se Idv e Sel sono capaci di influenzare a tal punto le politiche urbanistiche della Giunta, forse significa che nella maggioranza qualcuno teme l’aumento di consenso verso questi partiti. Consenso che in questo e altri casi è aumentato proprio grazie al dibattito sui temi dell’urbanistica. Comunque non datevi troppa pena: le elezioni sono abbastanza lontane, tutto è ancora possibile e l’ex amcm  intanto è ancora lì ferma.


Commento sul comunicato di Sel

Ho letto il comunicato con i diciotto punti di Sel che è stato diffuso nelle ultime ore. Sono d’accordo con la maggior parte delle riflessioni contenute in quel documento e ha sicuramente il pregio di portare il tema dell’affitto sociale al ruolo che gli compete. Detto questo nutro alcune perplessità e credo ci siano alcune questioni rimaste inevase.

1) I 500 + 1000 alloggi da realizzare non possono essere inclusi in quelli già pianificati dal Comune nelle aree F perché gli accordi con i privati non prevedono una destinazione esclusiva all’affitto, quindi andranno sommati ai 4000 appartamenti già previsti.

2) Il problema dell’urbanistica a Modena nasce anche dal problema di individuare le aree per costruire (sulla necessità di case si sono trovati d’accordo anche l’architetto Righi e l’assessore Sitta). Dove andrebbero costruiti questi nuovi alloggi? Nella proposta manca questo punto. Non che si debbano specificare i mappali, però occorre almeno fare ipotesi sulle zone e assumersene la responsabilità di fronte ai cittadini/elettori.

3) Si parla del tema della riqualificazione abitativa esistente che per me è uno dei nodi principali e sicuramente la via da intraprendere. Non si parla però della riqualificazione delle AREE esistenti. Per costruire infatti non è per forza necessario consumare ancora suolo, ma si possono recuperare/trasformare aree dismesse (vedi fascia ferroviaria). Secondo me bisognerebbe dare spazio anche a questo tema.

Sicuramente bisogna apprezzare la volontà di Sel di avanzare proposte che contribuiscono in modo concreto al dibattito sulla situazione urbanistica a Modena. Vediamo quale sarà la reazione della Giunta, molti saranno più interessati a sentire quella del Pd, per cominciare a fare supposizioni su eventuali convergenze politiche da qui al 2014.


Si può costruire sulle aree F? Un po’ sì, un po’ no.

Premesso che sono contrario a questi interventi per una serie di motivi e che comunque la cosa andrebbe approfondita a parte, vorrei almeno capire a livello di regole qual’è la verità. In Italia ci sono talmente tante norme, molte in contraddizione o poco chiare, che c’è ampio spazio per l’interpretazione, cerchiamo però almeno di individuare dei dati oggettivi.
Sulle aree F c’è chi dice che non sono edificabili, chi dice che lo sono solo per attrezzature generali e chi sostiene (ovviamente la Giunta) che si può edificare e anche in senso residenziale.

Il primo riferimento che abbiamo è la Legge regionale del 24 marzo 2000, la n. 20. All’articolo 18 vengono definiti e circoscritti gli accordi che l’Amministrazione può stringere con i privati proprietari dei terreni. Ecco ad esempio l’accordo fatto per la zona di via Aristotele.

Il secondo che abbiamo è il testo coordinato di PSC-POC-RUE. Ci interessano in particolare l’articolo 16.4 (che spiega la disciplina delle zone F e le destinazioni d’uso ammesse), il 16.5 che parla della dotazione di standard per quelle aree e il 16.7 bis che definisce la perequazione delle suddette aree. In quest’ultimo si rimanda all’articolo 16.10 (quello che approfondisce lo strumento della perequazione applicato alle aree G) e lo estende alle aree F. Il 16.7 bis elenca gli utilizzi possibili tra cui: le attrezzature generali normalmente previste, per i trasferimenti di potenzialità edificatoria derivanti da accordi di cui all’art. 18 della legge regionale 24 marzo 2000, n. 20 o per permute patrimoniali, per gli interventi di edilizia residenziale pubblica (ERP) di cui alla legge regionale 8 agosto 2001, n. 24, di edilizia residenziale sociale (ERS) di cui alla legge 8 febbraio 2007, n. 9 e al D.M. 22 aprile 2008 e successivi provvedimenti applicativi, e di edilizia comunale per l’affitto, per gli interventi di edilizia economica e popolare e per insediamenti produttivi (PEEP e PIP di cui alla legge 22 ottobre 1971, n. 865 e s.m.) e altri.

Infine abbiamo le delibere della Giunta che facendo riferimento agli articoli citati prima hanno portato avanti la perequazione delle zone F. A questo punto i soggetti privati che posseggono le aree devono presentare un piano particolareggiato di iniziativa privata, che ha un iter lungo: Consigli di circoscrizione, commissioni e infine deve essere successivamente approvata dal Consiglio Comunale.

Poi? Poi può costruire. O almeno così sembra.

Ezio Righi, al convegno sulle aree F della scorsa settimana, poneva l’attenzione sull’articolo 16.5 (POC) che recita: “Per le zone F da attuarsi mediante PUA gli strumenti urbanistici devono destinare una quota non inferiore al 40% della superficie fondiaria a verde e/o parcheggi pubblici o di uso pubblico, aggiuntiva alle pertinenze delle funzioni insediate o da insediare.” e al secondo comma aggiunge “Fino a quando non siano stati formati gli strumenti di iniziativa pubblica, di cui al precedente comma, nella zona F e nelle parti di zona F interne a zone diversamente classificate sono consentiti soltanto gli adeguamenti delle attrezzature esistenti, nel limite di un indice di utilizzazione fondiaria di 4.000 mq./ha”.

Pare quindi essere questo il passaggio che manca, quello riguardante quel 40% dedicato alla dotazione di standard (vedi glossario). Sempre che non ci siano conflitti con altre norme, se qualcuno ne sa di più dica la sua opinione e la pubblicherò volentieri. Detto questo, su quelle aree non bisogna comunque costruire. Ma di questo ne parliamo la prossima volta.


A proposito dell’incontro di ieri

Alla fine c’è stato. Si è consumato l’attesissimo faccia a faccia tra l’assessore Daniele Sitta e uno dei suoi più noti detrattori, cioè l’architetto Ezio Righi. Non me ne vogliano gli altri due relatori Alberto Muratori e Dino Piacentini, i quali hanno fatto interventi interessanti su ambiente, riqualificazione, economia e sviluppo, ma molti erano lì per assistere al primo vero dibattito pubblico tra gli altri due protagonisti, quasi si trattasse di una importante competizione sportiva.

Tra il pubblico tanti volti noti, politici, rappresentanti di associazioni, comitati, architetti ma anche semplici cittadini. La serata è stata bella, coinvolgente e partecipata, tant’è che la sala è rimasta piena fino ad ora tarda, quando si è concluso l’evento. La discussione, a parte qualche breve caduta di stile, è sempre rimasta alta e nel merito degli argomenti e bisogna riconoscere al gruppo consiliare del Pdl il merito di aver promosso l’iniziativa.

Cosa è emerso? Qualche ragionamento interessante come  ad esempio se Modena deve ancora puntare sul manifatturiero o sul terziario e l’innovazione, oppure qual’è il vero fabbisogno di case e come fare a soddisfarlo, approfondire il discorso delle falde e delle risorse idriche e soprattutto capire come intraprendere la fondamentale via della riqualificazione e trasformazione delle aree dismesse.

Cosa rimane? Il fatto che alla fine esistono idee diverse di città che sembrano per ora inconciliabili, come ammette lo stesso Sitta la sua è un’idea della città che cresce densificandosi e accentrandosi, quella di Righi è l’idea di rete territoriale e di sistema policentrico. Va bene, visioni differenti. La Giunta attuale, legittimata dal voto democratico porta avanti la sua idea, non resta che sperare che nel farlo vengano tenute in considerazione le varie osservazioni che provengono dalla società civile, quella delle associazioni di categoria, degli ordini professionali, dai sindacati, dagli ambientalisti, degli altri partiti politici e ultimi ma non ultimi dai cittadini. Certo non è cosa facile e non si può certo accontentare tutti, soprattutto quando ci si trova con opinioni diametralmente opposte.
Molto più facile e rapido sarebbe tirare diritto e non ci sarebbe neanche niente di illegale, verrebbe però a mancare quel buon governo fatto di concertazione e legame con la cittadinanza.

L’altra cosa che rimane alla fine dell’incontro è un vago senso di disorientamento. Perché quando dall’idea di città si passa a parlare di norme e regolamenti (mi riferisco in particolare alle zone F e alle falde), non possono esserci due opinioni su tutto. Ieri ci siamo alzati dalle nostre sedie con una parte che diceva che le aree F non possono essere edificate, mentre l’altra sosteneva il contrario. Un po’ una delusione.
Il cittadino che magari ha appena capito che cos’è un’area F si trova ancora una volta spiazzato, intanto il dibattito e le domande continuano. Le risposte invece, latitano.


Sitta, Ballestrazzi e la crisi “felice”

Dai un’occhiata ai giornali la mattina e ti imbatti in notizie come questa. Io ho visto la seduta consiliare dove è stata pronunciata quella frase, che qui viene presa un po’ fuori contesto. Una crisi non è mai un  fatto positivo, anche perché dietro questa parola che usiamo ormai come se fosse un marchio registrato ci sono tante storie drammatiche di chi ha perso lavoro, casa, certezze e spesso non ha la forza di ripartire. Uscendo però dal discorso più emozionale possiamo però fare una valutazione un po’ più economica (non troppo perché non sono un economista).

L’assessore Sitta attacca duramente Ballestrazzi per le sue affermazioni, non può negare però che le crisi siano anche una grande opportunità. Usciamo dalla polemica cittadina e proviamo a volare un po’ più in alto. Pensiamo all’Islanda, da sempre considerata Isola Felix, con uno dei redditi pro capite più alti del mondo, qualche anno fa viene travolta dalla crisi mondiale in modo particolarmente violento, a causa degli speculatori e alla conseguente insolvenza delle tre banche del paese: Landsbanki, Glitnir e Kaupthing.
L’Islanda precipitò in un incubo che la portò sull’orlo della bancarotta ma da qui cominciò un dei più bei percorsi di democrazia mai realizzati. Da un movimento di cittadini si arrivò alla formazione di una nuova assemblea costituente composta da docenti universitari, avvocati, giornalisti ed anche da un sindacalista, un contadino, un pastore e un regista, la quale ha proposto un progetto per una nuova Costituzione ora al vaglio della Commissione Parlamentare.
Evidentemente la commissione era composta da diversi facinorosi ambientalisti, perché tra i temi c’è grande attenzione per l’ambiente dopo la ferita ancora aperta per la costruzione della centrale idroelettrica di Karahnjukar.

Dalle ceneri della crisi è nata una nuova Repubblica. Questa l’Islanda, ma si potrebbe parlare anche della prima potenza al mondo, gli Stati Uniti d’America, che per anni hanno prosperato votati al consumismo più sfrenato mentre il loro debito finiva nella mani della Cina e che dopo aver fatto i conti con la crisi si trovano a dover rimettere in discussione il Sogno Americano (Obama infatti ne sta facendo le spese).
La stessa Italia poi, forse riuscirà a mettere da parte gli interessi elettorali e accettare il fatto che non possiamo più permetterci, tra le tante cose, di non toccare le pensioni o di mandare addirittura gente in pensione a 35 anni come è avvenuto in passato.

Poi magari arriviamo a Modena e si può pensare che la situazione del mercato immobiliare imporrebbe almeno delle revisioni allo sviluppo della città, cogliendo anche l’occasione per riprendere davvero la strada della riqualificazione, caposaldo del programma elettorale che si è un po’ perso per strada, invece che consumare ancora suolo.
Certo le imprese edili registrano una flessione, come molte altre imprese in altri settori, penso ad esempio la ceramica o il settore dell’auto. Certo è grave, ci sono posti di lavoro che saltano, ma giustificare la costruzione di nuovi edifici con il fatto che bisogna stimolare il settore appellandosi poi ad una spiccata sensibilità per il tema lo trovo abbastanza fuorviante (in parte condivido la critica mossa da Mezzetti).

L’assessore dovrebbe smettere di continuare a motivare il suo operato con la volontà di incentivare il settore edilizio, è un argomento abbastanza debole e anche una mossa comunicativa sbagliata, ma questi sono affari suoi. L’altro argomento è quello della necessità di case, ma questo è più complesso e merita un discorso a parte.


A proposito del dibattito di venerdì

Potrei dire di essere rimasto un po’ deluso dal dibattito di venerdì alla Festa del PD, ma non sarebbe esattamente vero. Più o meno sapevo a cosa andavo incontro, avendo in questo anno partecipato a eventi simili, come quello di qualche mese fa a Palazzo Europa, molto simile a questo peraltro. L’altra volta però l’intervento di Federico Oliva, Presidente dell’INU, aveva scosso un po’ il dibattito, entrando con molta professionalità nel merito della questione.

Il problemi però sono i soliti. In questi dibattiti c’è sempre troppa politica (nel senso più autoreferenziale del termine), poco tempo per affrontare certe questioni senza rimanere ad un livello superficiale e soprattutto la parte critica non è pervenuta. Ho il forte sospetto che questi eventi vengano organizzati non tanto con l’interesse di approfondire questi temi, ma con l’intento di ripulire la propria immagine macchiata dagli attacchi che provengono da una parte della cittadinanza. Vabbè, d’altronde è la Festa del Partito Democratico ed è legittimo, oltre che comprensibile, che si voglia dare un certo taglio dibattito, che tenga conto dei risvolti politici di questa vicenda.

Cosa rimane di incontri così? Io di certo non ne so molto di più di urbanistica, so l’opinione di persone che hanno la possibilità di esprimerla quotidianamente attraverso giornali e uffici stampa, la controparte non è pervenuta e i giovani come al solito latitanti (o assenti giustificati). Astenersi neofiti dell’urbanistica.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.