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Cannizzaro – Aristotele: una proposta irricevibile

Ieri è apparso su L’informazione un articolo in cui si descrivono gli ultimi sviluppi delle trattative in corso tra Sel, Pd e Giunta sul Piano casa. In sostanza la Giunta è disposta a bloccare i 210 alloggi di via Cannizzaro in attesa di un eventuale percorso partecipativo, mentre ha blindato la costruzione degli oltre 400 alloggi in via Aristotele. Entrambe le aree sono situate sui pozzi acquiferi, il cui dibattito sulla presunta pericolosità non è ancora arrivato e forse mai arriverà ad una risposta scientifica condivisa.  Unica differenza tra le due aree è che Aristotele è proprietà di privati, Cannizzaro del Comune.

A questo punto è evidente che si tratta di un discorso puramente politico, di alleanze che devono essere ricucite, di trattative come se fossimo al mercato. Dopo che si è fatto per mesi un discorso approfondito e strutturato sul problema falde, si propone un accordo a metà in cui la discriminante è la proprietà del terreno e non appunto quella di cui sopra.

Si tratta di una proposta irricevibile a mio avviso, dove c’è da giocarsi la credibilità. Vediamo cosa deciderà Sel quando si riuniranno in assemblea lunedì 5 Dicembre.  Urgono risposte anche dai comitati e dai movimenti. A questo punto bisogna capire quali sono le priorità per ognuno: difendere il territorio dalla cementificazione, tutelare i campi acquiferi oppure muoversi secondo logiche elettorali.

Sarebbe brutto, triste e anche un po’ ingiusto dimostrare che a Modena esistono figli di un dio minore, che le scelte per la città si fanno nei salotti in funzione magari di convenienze elettorali.


Commento sul comunicato di Sel

Ho letto il comunicato con i diciotto punti di Sel che è stato diffuso nelle ultime ore. Sono d’accordo con la maggior parte delle riflessioni contenute in quel documento e ha sicuramente il pregio di portare il tema dell’affitto sociale al ruolo che gli compete. Detto questo nutro alcune perplessità e credo ci siano alcune questioni rimaste inevase.

1) I 500 + 1000 alloggi da realizzare non possono essere inclusi in quelli già pianificati dal Comune nelle aree F perché gli accordi con i privati non prevedono una destinazione esclusiva all’affitto, quindi andranno sommati ai 4000 appartamenti già previsti.

2) Il problema dell’urbanistica a Modena nasce anche dal problema di individuare le aree per costruire (sulla necessità di case si sono trovati d’accordo anche l’architetto Righi e l’assessore Sitta). Dove andrebbero costruiti questi nuovi alloggi? Nella proposta manca questo punto. Non che si debbano specificare i mappali, però occorre almeno fare ipotesi sulle zone e assumersene la responsabilità di fronte ai cittadini/elettori.

3) Si parla del tema della riqualificazione abitativa esistente che per me è uno dei nodi principali e sicuramente la via da intraprendere. Non si parla però della riqualificazione delle AREE esistenti. Per costruire infatti non è per forza necessario consumare ancora suolo, ma si possono recuperare/trasformare aree dismesse (vedi fascia ferroviaria). Secondo me bisognerebbe dare spazio anche a questo tema.

Sicuramente bisogna apprezzare la volontà di Sel di avanzare proposte che contribuiscono in modo concreto al dibattito sulla situazione urbanistica a Modena. Vediamo quale sarà la reazione della Giunta, molti saranno più interessati a sentire quella del Pd, per cominciare a fare supposizioni su eventuali convergenze politiche da qui al 2014.


Si può costruire sulle aree F? Un po’ sì, un po’ no.

Premesso che sono contrario a questi interventi per una serie di motivi e che comunque la cosa andrebbe approfondita a parte, vorrei almeno capire a livello di regole qual’è la verità. In Italia ci sono talmente tante norme, molte in contraddizione o poco chiare, che c’è ampio spazio per l’interpretazione, cerchiamo però almeno di individuare dei dati oggettivi.
Sulle aree F c’è chi dice che non sono edificabili, chi dice che lo sono solo per attrezzature generali e chi sostiene (ovviamente la Giunta) che si può edificare e anche in senso residenziale.

Il primo riferimento che abbiamo è la Legge regionale del 24 marzo 2000, la n. 20. All’articolo 18 vengono definiti e circoscritti gli accordi che l’Amministrazione può stringere con i privati proprietari dei terreni. Ecco ad esempio l’accordo fatto per la zona di via Aristotele.

Il secondo che abbiamo è il testo coordinato di PSC-POC-RUE. Ci interessano in particolare l’articolo 16.4 (che spiega la disciplina delle zone F e le destinazioni d’uso ammesse), il 16.5 che parla della dotazione di standard per quelle aree e il 16.7 bis che definisce la perequazione delle suddette aree. In quest’ultimo si rimanda all’articolo 16.10 (quello che approfondisce lo strumento della perequazione applicato alle aree G) e lo estende alle aree F. Il 16.7 bis elenca gli utilizzi possibili tra cui: le attrezzature generali normalmente previste, per i trasferimenti di potenzialità edificatoria derivanti da accordi di cui all’art. 18 della legge regionale 24 marzo 2000, n. 20 o per permute patrimoniali, per gli interventi di edilizia residenziale pubblica (ERP) di cui alla legge regionale 8 agosto 2001, n. 24, di edilizia residenziale sociale (ERS) di cui alla legge 8 febbraio 2007, n. 9 e al D.M. 22 aprile 2008 e successivi provvedimenti applicativi, e di edilizia comunale per l’affitto, per gli interventi di edilizia economica e popolare e per insediamenti produttivi (PEEP e PIP di cui alla legge 22 ottobre 1971, n. 865 e s.m.) e altri.

Infine abbiamo le delibere della Giunta che facendo riferimento agli articoli citati prima hanno portato avanti la perequazione delle zone F. A questo punto i soggetti privati che posseggono le aree devono presentare un piano particolareggiato di iniziativa privata, che ha un iter lungo: Consigli di circoscrizione, commissioni e infine deve essere successivamente approvata dal Consiglio Comunale.

Poi? Poi può costruire. O almeno così sembra.

Ezio Righi, al convegno sulle aree F della scorsa settimana, poneva l’attenzione sull’articolo 16.5 (POC) che recita: “Per le zone F da attuarsi mediante PUA gli strumenti urbanistici devono destinare una quota non inferiore al 40% della superficie fondiaria a verde e/o parcheggi pubblici o di uso pubblico, aggiuntiva alle pertinenze delle funzioni insediate o da insediare.” e al secondo comma aggiunge “Fino a quando non siano stati formati gli strumenti di iniziativa pubblica, di cui al precedente comma, nella zona F e nelle parti di zona F interne a zone diversamente classificate sono consentiti soltanto gli adeguamenti delle attrezzature esistenti, nel limite di un indice di utilizzazione fondiaria di 4.000 mq./ha”.

Pare quindi essere questo il passaggio che manca, quello riguardante quel 40% dedicato alla dotazione di standard (vedi glossario). Sempre che non ci siano conflitti con altre norme, se qualcuno ne sa di più dica la sua opinione e la pubblicherò volentieri. Detto questo, su quelle aree non bisogna comunque costruire. Ma di questo ne parliamo la prossima volta.


A proposito dell’incontro di ieri

Alla fine c’è stato. Si è consumato l’attesissimo faccia a faccia tra l’assessore Daniele Sitta e uno dei suoi più noti detrattori, cioè l’architetto Ezio Righi. Non me ne vogliano gli altri due relatori Alberto Muratori e Dino Piacentini, i quali hanno fatto interventi interessanti su ambiente, riqualificazione, economia e sviluppo, ma molti erano lì per assistere al primo vero dibattito pubblico tra gli altri due protagonisti, quasi si trattasse di una importante competizione sportiva.

Tra il pubblico tanti volti noti, politici, rappresentanti di associazioni, comitati, architetti ma anche semplici cittadini. La serata è stata bella, coinvolgente e partecipata, tant’è che la sala è rimasta piena fino ad ora tarda, quando si è concluso l’evento. La discussione, a parte qualche breve caduta di stile, è sempre rimasta alta e nel merito degli argomenti e bisogna riconoscere al gruppo consiliare del Pdl il merito di aver promosso l’iniziativa.

Cosa è emerso? Qualche ragionamento interessante come  ad esempio se Modena deve ancora puntare sul manifatturiero o sul terziario e l’innovazione, oppure qual’è il vero fabbisogno di case e come fare a soddisfarlo, approfondire il discorso delle falde e delle risorse idriche e soprattutto capire come intraprendere la fondamentale via della riqualificazione e trasformazione delle aree dismesse.

Cosa rimane? Il fatto che alla fine esistono idee diverse di città che sembrano per ora inconciliabili, come ammette lo stesso Sitta la sua è un’idea della città che cresce densificandosi e accentrandosi, quella di Righi è l’idea di rete territoriale e di sistema policentrico. Va bene, visioni differenti. La Giunta attuale, legittimata dal voto democratico porta avanti la sua idea, non resta che sperare che nel farlo vengano tenute in considerazione le varie osservazioni che provengono dalla società civile, quella delle associazioni di categoria, degli ordini professionali, dai sindacati, dagli ambientalisti, degli altri partiti politici e ultimi ma non ultimi dai cittadini. Certo non è cosa facile e non si può certo accontentare tutti, soprattutto quando ci si trova con opinioni diametralmente opposte.
Molto più facile e rapido sarebbe tirare diritto e non ci sarebbe neanche niente di illegale, verrebbe però a mancare quel buon governo fatto di concertazione e legame con la cittadinanza.

L’altra cosa che rimane alla fine dell’incontro è un vago senso di disorientamento. Perché quando dall’idea di città si passa a parlare di norme e regolamenti (mi riferisco in particolare alle zone F e alle falde), non possono esserci due opinioni su tutto. Ieri ci siamo alzati dalle nostre sedie con una parte che diceva che le aree F non possono essere edificate, mentre l’altra sosteneva il contrario. Un po’ una delusione.
Il cittadino che magari ha appena capito che cos’è un’area F si trova ancora una volta spiazzato, intanto il dibattito e le domande continuano. Le risposte invece, latitano.


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