Sitta, Ballestrazzi e la crisi “felice”
Dai un’occhiata ai giornali la mattina e ti imbatti in notizie come questa. Io ho visto la seduta consiliare dove è stata pronunciata quella frase, che qui viene presa un po’ fuori contesto. Una crisi non è mai un fatto positivo, anche perché dietro questa parola che usiamo ormai come se fosse un marchio registrato ci sono tante storie drammatiche di chi ha perso lavoro, casa, certezze e spesso non ha la forza di ripartire. Uscendo però dal discorso più emozionale possiamo però fare una valutazione un po’ più economica (non troppo perché non sono un economista).
L’assessore Sitta attacca duramente Ballestrazzi per le sue affermazioni, non può negare però che le crisi siano anche una grande opportunità. Usciamo dalla polemica cittadina e proviamo a volare un po’ più in alto. Pensiamo all’Islanda, da sempre considerata Isola Felix, con uno dei redditi pro capite più alti del mondo, qualche anno fa viene travolta dalla crisi mondiale in modo particolarmente violento, a causa degli speculatori e alla conseguente insolvenza delle tre banche del paese: Landsbanki, Glitnir e Kaupthing.
L’Islanda precipitò in un incubo che la portò sull’orlo della bancarotta ma da qui cominciò un dei più bei percorsi di democrazia mai realizzati. Da un movimento di cittadini si arrivò alla formazione di una nuova assemblea costituente composta da docenti universitari, avvocati, giornalisti ed anche da un sindacalista, un contadino, un pastore e un regista, la quale ha proposto un progetto per una nuova Costituzione ora al vaglio della Commissione Parlamentare.
Evidentemente la commissione era composta da diversi facinorosi ambientalisti, perché tra i temi c’è grande attenzione per l’ambiente dopo la ferita ancora aperta per la costruzione della centrale idroelettrica di Karahnjukar.
Dalle ceneri della crisi è nata una nuova Repubblica. Questa l’Islanda, ma si potrebbe parlare anche della prima potenza al mondo, gli Stati Uniti d’America, che per anni hanno prosperato votati al consumismo più sfrenato mentre il loro debito finiva nella mani della Cina e che dopo aver fatto i conti con la crisi si trovano a dover rimettere in discussione il Sogno Americano (Obama infatti ne sta facendo le spese).
La stessa Italia poi, forse riuscirà a mettere da parte gli interessi elettorali e accettare il fatto che non possiamo più permetterci, tra le tante cose, di non toccare le pensioni o di mandare addirittura gente in pensione a 35 anni come è avvenuto in passato.
Poi magari arriviamo a Modena e si può pensare che la situazione del mercato immobiliare imporrebbe almeno delle revisioni allo sviluppo della città, cogliendo anche l’occasione per riprendere davvero la strada della riqualificazione, caposaldo del programma elettorale che si è un po’ perso per strada, invece che consumare ancora suolo.
Certo le imprese edili registrano una flessione, come molte altre imprese in altri settori, penso ad esempio la ceramica o il settore dell’auto. Certo è grave, ci sono posti di lavoro che saltano, ma giustificare la costruzione di nuovi edifici con il fatto che bisogna stimolare il settore appellandosi poi ad una spiccata sensibilità per il tema lo trovo abbastanza fuorviante (in parte condivido la critica mossa da Mezzetti).
L’assessore dovrebbe smettere di continuare a motivare il suo operato con la volontà di incentivare il settore edilizio, è un argomento abbastanza debole e anche una mossa comunicativa sbagliata, ma questi sono affari suoi. L’altro argomento è quello della necessità di case, ma questo è più complesso e merita un discorso a parte.