News

Strisce blu anche in Piazza Grande

In questi giorni il tema che capeggia nei titoli dei giornali è quello della pedonalizzazione di Piazza Roma, in questi mesi ho commentato quasi tutte le principali questioni urbanistiche di Modena e lo farò anche in questo caso. Capisco che i negozianti e gli esercenti del centro abbiano perplessità, paure e che sicuramente la congiuntura economica non aiuti a rasserenare il clima, ma qui la questione è sulla visione che si ha della città.
Se pensiamo che il centro sia uno spazio come tutti gli altri, che deve essere funzionale solo logisticamente ai clienti di queste attività, che devono acquistare un bene e devono farlo facendo meno metri possibile dalla macchina, secondo me siamo fuori strada. In un periodo dove si parla di smart cities (spesso a sproposito) e di mobilità sostenibile, piegare l’organizzazione della città alle necessità dell’automobile è anacronistico. Spesso mi capita di andare in alcuni posti a due passi dal Duomo, tutte le settimane, perché allora non fare parcheggiare anche in Piazza Grande come una volta?
Il ragionamento deve passare dalla funzionalità alla vivibilità. Il centro deve diventare un posto sempre più bello, sicuro, adeguato alla fruizione pubblica e non piegato agli interessi privati.
Il bel colpo d’occhio di piazza Roma è rovinato dai tetti di lamiera delle macchine parcheggiate. Io lo uso quel parcheggio ma ci rinuncerei volentieri per usare la piazza. Attualmente non mi viene da frequentare i locali vicini alla piazza perché non è un posto che mi piace, proprio per la presenza delle auto e non credo che la rendano piena di vita e più sicura.
Magari io e chi la pensa come me siamo una minoranza, magari siamo la maggioranza silenziosa, ma la piazza è di tutti i cittadini non solo di chi ha le proprie attività lì, così come il prato pubblico non è di chi ci abita a fianco. Sul progetto giusto il confronto, sulle perplessità visti i numerosi casi simili finiti male, sono totalmente d’accordo.
Le associazioni di categoria difendono chi rappresentano, ma se tutti antepongono l’interesse privato a quello pubblico qui non si va da nessuna parte, perché per attuare un cambiamento qualcuno lo devi per forza scontentare. Si crea inoltre uno strano cortocircuito, dove le categorie sono vittime di se stesse. Pensate se i taxisti facessero tariffe veramente agevolate per chi non vuole entrare in centro a piedi o con i mezzi pubblici?
Bisogna partecipare al cambiamento, non averne paura.

PS. La posizione di Prampolini è difficilmente comprensibile. Sapeva benissimo dei progetti su Piazza Roma, cosa ci è entrato a fare nella Giunta se poi deve mettersi subito di traverso sulle stesse questioni che è stato chiamato ad amministrare? Perché lo hanno chiamato? Dire “le priorità sono altre” tradotto dal politichese vuol dire non voglio mettermi contro le categorie e una parte di cittadinanza, ma non potendo dire esplicitamente che sono contro si punta a rimandare l’intervento a data da destinarsi.


Un anno di Modena al cubo

Esattamente un anno fa ero al Teatro Tempio e camminavo nervosamente nel retro palco cercando di mettere in fila tutte le cose che volevo dire e che mi ero preparato. Non sapevo ancora che dall’altra parte c’era un teatro pieno di gente, lo scoprii solo al termine della proiezione e l’emozione mi travolse in pieno facendomi dimenticare quasi tutto.

Poco male comunque, ci sono state altre occasioni dove ho potuto recuperare. Varie persone hanno infatti organizzato altre proiezioni (e li ringrazio di cuore), tra questi: Libera, Comitato Villaggio Giardino, S.co.s.s.a, i ragazzi L’appunto con altri a Formigine, Liceo Tassoni e Liceo Muratori. A breve ce ne sarà un’altra a Sasso Marconi.

Ringrazio chi ha collaborato (vedere sezione credits). Ringrazio quelli che mi hanno appoggiato e criticato, mettendoci comunque sempre la faccia. Credo oggi come non mai ci sia bisogno di persone che provano ad esporsi, non di “tigri da tastiera” che fanno sermoni su Facebook o di discorsi da autobus come diceva Moretti.

Grazie a chi mi ha espresso solidarietà per la querela, anche qui niente nomi perché sono tanti. In particolare a quelli che lo hanno fatto non perché erano d’accordo con le tesi espresse nel mio documentario, ma perché capiscono l’entità di quel gesto e di come abbia di fatto alzato il livello già alto dello scontro. A breve arriveranno news, non so di che tipo saranno, ma io ve ne darò conto. Per ora non posso dire nulla.

Che dire ancora? Vi sembra che siano successe molte cose in questo anno? In realtà in concreto non è successo granché, cose magari rumorose, ma poca sostanza. Il banco di prova sarà il nuovo PSC e vedremo quali sono le idee per la città del futuro. Non so voi ma io ho perso un po’ di fiducia, quindi mi sa che mi cercherò un tecnico che non abita qui, senza nessuna tessera in tasca e che mi sappia spiegare bene cosa succede ora.

Se ho tempo magari ne scrivo qui, ma adesso sto lavorando su tutt’altro. A proposito, magari ci vediamo tra un mesetto e mezzo, in fondo un filmetto ce lo si guarda sempre volentieri.

PS (Sono molto legato a questa foto. Spero non la usino per chiamare i testimoni al processo. Scherzo ovviamente:)


Novi Park. Un pessimo affare.

Il 21 luglio, con buona pace dei comitati, associazioni o semplici cittadini che si sono opposti strenuamente in questi anni, inizia ufficialmente l’era Novi Park. Definito dal Sindaco Pighi come il progetto più importante dei suoi due mandati, rimarrà sicuramente uno dei più discussi, anche date le dimensioni dell’intervento in questione.

Il piano sosta. Colgo l’occasione per ribadire la mia opinione sul piano sosta. Modena, come ogni città, ne deve avere uno, ovviamente il più possibilmente ragionato ed equo. E’ giusto pagare per lasciare la propria macchina in sosta sul suolo pubblico, occupare spazio non è un diritto naturale.
Bisogna disincentivare l’uso della macchina, per ovvie ragioni che non sto ad elencare, magari arrivando (pensate un po’…) ad usare la bicicletta o addirittura i mezzi pubblici.
I residenti devono poter parcheggiare pagando abbonamenti agevolati e sicuramente devono essere concordate alcune deroghe. Che dire, ci siamo.

Dove vanno le tue monete? Tutto questo avrebbe un senso, persino le multe con un 10% ad una società privata che si occupa di controllare. Tutto questo avrebbe un senso se quella montagna di soldi derivante dagli introiti andasse a finanziare il trasporto pubblico in primis, ma anche attività sociali o per la collettività. Quelle che il Comune ora finanzia, diversamente da quella che era la loro funzione originaria, attraverso gli oneri di urbanizzazione.
In fondo è il Comune che controlla quegli spazi e che concede la possibilità di usarli in cambio di qualcosa. Il Comune però quei soldi che poteva incassare gli ha già spesi, precisamente tutti quelli dei prossimi trentanove anni.

Novi Park. Sembra alquanto sovrastimato il numero di parcheggi, soprattutto se uno pensa che l’obiettivo dovrebbe essere quello di disincentivare l’uso dell’auto. Il Comune ha profuso molti sforzi per aiutare Modena Parcheggi nella vendita di box auto, il Sindaco Pighi ha persino scritto ai cittadini. Come sta procedendo questa vendita? Pare non così bene, mi chiedo poi che senso abbia per uno che sta magari in corso Canalchiaro comprare un box auto per parcheggiare la macchina.

Modena Parcheggi. Sicuramente un grande affare quello di questa società, costituita però da nomi noti dell’edilizia locale. A fronte di un costo di più di 35 milioni di euro, vedremo quale sarà dopo un anno dall’apertura del Novi Park il bilancio d’esercizio. Intanto già vengono incamerati i soldi per le soste attuali.
Capire se questo progetto aveva ragione d’essere, dipende anche da questi calcoli.

Nel prossimo post magari, mi piacerebbe anche proporre qualche tarda ipotesi alternativa.


Il caso Sitta (un’ inaspettata difesa?)

Ricordiamoci che stiamo parlando di notizie fresche di stampa, di indiscrezioni da confermare, di una fase delicata in continuo divenire, i cui esiti sono incerti anche per il più navigato degli analisti politici.

Quello che sta succedendo però è abbastanza chiaro: la figura dell’assessore Sitta non è mai stata così in difficoltà come adesso e tra poche ore potrebbe annunciare una clamorosa uscita di scena. Se ne andrebbe così il tanto contestato assessore, quello dal carattere vulcanico, quello decisionista, intransigente, poco incline al compromesso, quello che ci ha abituato per anni a frasi ad effetto da leggere sul giornale la mattina.
Uno così combattivo, tenace e coerente che fa quasi impressione vederlo in questa situazione, politicamente isolato e senza più l’appoggio dei compagni della prima ora. 

Già, perché Daniele Sitta esce di scena, sconfitto non dai comitati, dagli ambientalisti, da qualche fronda del PD o da un’opposizione politica eterogenea. Daniele Sitta viene cacciato dalla stessa politica che lo ha messo lì e che lo ha sostenuto prima che le cose si mettessero male.

Quando c’era un consenso del 64% e ci si poteva permettere di scrivere un documento come Modena Futura, anacronistico nei contenuti e “arrogante” dal punto di vista politico. Tutti sapevano qual’era il progetto per la città e lo stesso documento aveva la benedizione del Sindaco Giorgio Pighi. Oggi, una cosa del genere non sarebbe più possibile, perché non ci sono i numeri per farlo.

Poi le polemiche e la gara a smarcarsi, come dire: noi non c’eravamo, noi non sapevamo, fino ad arrivare a dire che il problema è nella persona e non nel progetto generale proposto per la città da partito e Giunta. Nonostante il totale disaccordo, almeno umanamente devo riconoscere a Daniele Sitta di essere stato coerente nella sua condotta, a differenza di tante altre personalità politiche.

Daniele Sitta è rimasto al suo posto tutti questi anni, nonostante le discutibili scelte in materia urbanistica e se ne va perché la sua presenza mette a repentaglio una coalizione che si presenterà tra due anni alle elezioni. Sembrerebbe quasi l’agnello sacrificale della Pasqua, volendo fare una similitudine un po’ azzardata. Daniele Sitta è costretto a lasciare perché comunque la sua figura ormai è stata drasticamente ridimensionata, tant’è che pesano più le proposte di un partito non rappresentato ufficialmente in Consiglio Comunale (Sel) e di un movimento aperto ai cittadini ma comunque in quota PD (Modena Attiva).

Per il Partito Democratico invece è comunque una sconfitta. Se Daniele Sitta se ne dovesse andare sarebbe come un’enorme ammissione di colpa, con tanto di ingrato scaricamento. Se Daniele Sitta dovesse restare, sarebbe difficile tenere insieme la coalizione che deve cercare di risalire la china verso le prossime elezioni. Questi due anni che ci separano dal voto infatti, saranno sicuramente segnati da una martellante campagna di comunicazione per ricordare a tutti le buone cose fatte e questo gesto potrebbe rappresentare l’inizio di questa fase. Certo è che cose come l’Autodromo di Marzaglia e il Novi Park sono lì e si fa fatica a non vederli, a dimenticarli.

Se c’è qualcuno che ora festeggia e pensa che i problemi siano finiti si sbaglia di grosso. Se fosse così allora Sitta aveva ragione: lui era il nemico da abbattere. Bisogna invece rimanere vigili e fare in modo non arrivi l’uomo del compromesso, quello che con modi più affabili e gentili porta avanti lentamente lo stesso vecchio progetto di cementificazione. In questo caso rimpiangerei Daniele Sitta, perché almeno con i suoi modi poco discreti ha calamitato l’attenzione su una questione modenese diventata poi fondamentale.

Chissà, magari la cosa è destinata a rientrare, certo è che ora solo il Sindaco sembra difendere (senza più tanta convinzione) il suo assessore, mentre altri compagni di partito, tra le righe, sembrano già scrivergli l’epitaffio politico. Se posso suggerire, parafrasando John Keats:

“Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nel cemento”.

Gabriele Veronesi


Commento sulla conferenza stampa e replica a Paolo Trande (PD)

Come alcuni di voi sapranno stamattina ho fatto una conferenza stampa per chiarire la mia posizione sulla querela intentatami dall’avvocato Giorgio Pighi. Domani pubblicherò il documento che ho consegnato oggi ai presenti, perché magari nella sintesi giornalistica potrebbero perdersi alcune cose.
Tra queste vorrei chiarire che il video momentaneamente non è nella mia disponibilità, ma che sono ottimista e fiducioso sul fatto che salti fuori presto, dato che serve alla mia difesa. Se lo trovano gli avvocati di Giorgio Pighi per me va benissimo o se i testimoni da lui scelti fanno una ricostruzione corretta io la sottoscrivo, tutto questo non fa altro che agevolare lo svolgimento del processo. Diffido chiunque (qualcuno lo ha già fatto) dal sostenere che io abbia buttato la copia del dvd per cercare di mettermi al riparo, queste sì che sono insinuazioni calunniose.

Grazie ai tanti che mi hanno espresso solidarietà in ogni forma, pubblica e privata. Rispetto totale per quelli che sostengono le ragioni dell’avvocato Pighi, ognuno è libero di pensarla come vuole. Devo però replicare alle gravi cose dette da Paolo Trande, non so se a titolo personale o come voce del Partito Democratico.

Sabato. ore 20.00 dal suo profilo facebook (grassetto e note mie)

“[...] si può essere contro le scelte dell’autodromo, dello scalo etc senza necessariamente dire che qualcuno di quelli che hanno scelto (su Marzaglia Pighi non c’entra) è venduto (in che senso? Mai detto, se vuole sapere cosa ne penso me lo chieda n.d.r) o ha degli interessi. Si dice non sono d’accordo e ci si batte contro.  FAre un docufilm in cui la tesi centrale è la politica urbanistica (cementificazione) la fanno le coop di costruzioni e Pighi non si oppone perché è l’avvocato delle coop (falso) in un processo è macchina del fango (crede che dopo il trattamento Boffo ci sia il trattamento Pighi? Con il mio enorme potere mediatico poi… Su Facebook invece  tutto è concesso, vero? Poi quella qui sopra è una sua ricostruzione personale n.d.r) . Ripeto basta dire “non sono d’accordo”, fare comitati, votare PdL, votare Lega Nord, RC etc senza diffamare (ha già parlato con il giudice? n.d.r) con insinuazioni un professionista (quali insinuazioni? Nel ripeterle può citare alla virgola le parole usate nel passaggio incriminato che lei neanche ha visto? n.d.r). Tutto qui. Basta con la politica extraterritoriale in cui il primo pirla (molto poco sobrio, cosa direbbe Mario Monti? n.d.r) si sveglia la mattina e dice cose infamanti e terribili (quali? Mi viene il dubbio che lei reagisca così tutte le volte che apre un giornale la mattina n.d.r) sul conto di un avversario o di un amministratore sicuro della impunità (non ho l’insindacabilità parlamentare e di solito tendo a non dare mai nulla per certo nella vita n.d.r). Tanto siamo in politica e tutti parlano a vanvera. Questo era quando c’era la Santanchè, Gasparri, Sgarbi etc (mi sta accostando a questi nomi? Questa sì che è diffamazione! PS. era una battuta quest’ultima per stemperare n.d.r). Serietà e responsabilità sono compatibili con una opposizione anche dura a Pighi, a Sitta, al Pd e alla storia di questa città.”

Complimenti sig. Trande. Tutto questo scritto ancor prima che dicessi la mia e senza aver visto il filmato. Sabato ci siamo anche incrociati all’inaugurazione della sala polivalente del Windsor Park: perché non è venuto a fare queste considerazioni da me, così le avrei dato qualche informazione in più? Se vuole sono a disposizione per un incontro, se non ritiene disdicevole parlare con un indagato.

PS. La lascio con due riflessioni, in cui conta più la domanda che la risposta:

1) Se mi avesse querelato Giovanardi, mi avrebbe dedicato tutta questa attenzione nel nome del buon giornalismo e della libertà d’espressione?

2) Da politico, crede che le circa 200 persone, le sole ad aver visto quel passaggio quella sera, siano uscite dal teatro indignate perché avevano scoperto (cosa che ora tutti sanno essere errata) che Pighi era difensore della Cmb?

Cordialmente, in (buona) fede,

Gabriele Veronesi


Il tempo si è fermato

Finita l’ubriacatura per l’apertura del museo Casa Natale Enzo Ferrari (attenti a non dire museo Ferrari, soprattutto se vi trovate sul posto), si fanno due conti su cosa rimane dei tanti capitoli ancora aperti di quella Modena Futura immaginata dalla Giunta qualche anno fa. Certo, l’apertura del museo è un successo, a mio modo di vedere, spero che vengano molti visitatori soprattutto da fuori e che questo porti un po’ di ricchezza per il turismo cittadino.

Basta però spostarsi di qualche decina di metri dall’affascinante struttura architettonica color giallo e già ti rendi conto che laddove non c’è stata la volontà e lo sforzo serio di avviare una riqualificazione, la situazione è ben diversa. Le Fonderie rischiano di rimanere un promemoria perenne del recupero mancato, ormai l’obiettivo più auspicabile è quanto meno la bonifica. Viene quasi il dubbio che ci sia sempre stata la volontà di abbatterle per costruire altre case (come è avvenuto lì vicino, vedi zona mercato bestiame), ma che sfortunatamente l’importanza storica del luogo dovuta ai fatti del 9 Gennaio 1950, abbiano sempre frenato questa ambizione.

Di queste settimane la notizia che il percorso di riqualificazione dell’ex amcm subirà ulteriori ritardi, considerato il fatto che se sarà come viene illustrata nei progetti, allora è quasi un bene, è però evidente come ci sia una situazione di degrado e che rappresenti un’area a due passi dal centro non recuperata. La cosa incredibile comunque è che sono passati diciassette anni da quando è iniziato questo percorso, c’è sempre stata la stessa amministrazione eppure tutto è rimasto come allora, fatto salvo ovviamente per due demolizioni fatte in fretta quando ormai è evidente che il motivo non era certo l’urgenza.
Forse se si fosse tenuto conto che stiamo parlando di una vasta area a due passi dal centro, di importanza storica e inserita in un tessuto residenziale, forse il percorso sarebbe stato un po’ più facile. Forse, se si fosse cercato il confronto con la cittadinanza e con le associazioni, si sarebbe perso un po’ di tempo, che non sarebbe comunque confrontabile con quello che si è perso in questo muro contro muro.

A mio avviso sono poi assurde le affermazioni dell’assessore Sitta secondo cui sarebbe colpa di Idv e Sel (si è dimenticato Italia Nostra) se il progetto di recupero dell’ex-amcm ha subito tanti ritardi. Se l’assessore ha troppa fretta per aspettare i tempi della democrazia faccia un altro lavoro. Se viene isolato dal suo partito per convenienze elettorali non è certo colpa di chi è in dissenso con le sue proposte. Se Idv e Sel sono capaci di influenzare a tal punto le politiche urbanistiche della Giunta, forse significa che nella maggioranza qualcuno teme l’aumento di consenso verso questi partiti. Consenso che in questo e altri casi è aumentato proprio grazie al dibattito sui temi dell’urbanistica. Comunque non datevi troppa pena: le elezioni sono abbastanza lontane, tutto è ancora possibile e l’ex amcm  intanto è ancora lì ferma.


La puntata di Presa Diretta

Domenica Presa Diretta si è occupata come molti di voi sapranno del problema della cementificazione. Era una puntata molto attesa, mi avevano anche anticipato qualcosa nei mesi scorsi su quelli che sarebbero stati i contenuti e c’era anche la possibilità che si occupassero direttamente del caso di Modena.
Questo non è successo, alcuni se ne sono rammaricati ma secondo me non ce n’è motivo. La trasmissione di Iacona ha il pregio di riuscire a far passare informazioni su argomenti anche tecnici e complessi, riuscendo però allo stesso tempo ad emozionare tramite una narrazione efficace.

Sono venuti a Reggio Emilia, che vive una situazione per certe cose peggiore (il riferimento è alla bolla immobiliare delle case) per certe cose migliore (noi finiamo comunque nei libri grazie a “capolavori” come l’autodromo di Marzaglia, il Novi Park o il progetto ancora non realizzato dell’ex Amcm, tanto per dire). L’esempio di Reggio è comunque esemplare, come lo erano gli altri e sono contento che in quel breve passaggio la giornalista abbia fatto riferimento alla Lega delle cooperative, un protagonista che non è certo secondario in queste vicende.

Va bene così dunque, il cemento è ormai un argomento da prima serata, da pubblico mainstream, insomma è stato sdoganato. Qualche anno fa poteva essere considerato un argomento solo per fanatici ambientalisti da piazza o per qualche amante “fricchettone” della natura e degli alberi. Ora si vincono e si perdono le elezioni su questo tema ed è questa la cosa importante, perché se è vero che il partito del cemento non ha colore i voti dovrà pure averceli.

Un ultimo appunto off topic ma necessario. Sono felice della decisione di Monti di non candidare Roma per le Olimpiadi del 2020. Quando ci saremo liberati degli scheletri (purtroppo non nell’armadio ma in bella vista) di altri grandi eventi come Italia ’90 o le Olimpiadi Invernali a Torino, quando avremo un situazione economica non dico stabile ma quantomeno non da “si salvi chi può”, quando avremo una classe dirigente capace di fare politica anche contro le lobby e quando la corruzione sarà almeno diminuita, ALLORA potremo rimetterci in corsa per essere un grande paese.
Il resto è solo patriottismo ipocrita, ora davvero non siamo capaci, vedi l’odissea Expo. E’ vero che sono anche investimenti, è vero che si creano anche se per un breve periodo tanti posti di lavoro ma il costo ambientale tutte le volte è altissimo. Un lusso che non possiamo e non dobbiamo più permetterci.


Bilancio 2011 e progetti futuri

Finisce un anno e anche da queste parti è tempo di bilanci, propositi, proposte e progetti.

I numeri. Ho dato un’occhiata approfondita a statistiche, contatori e roba varia. Cose noiose, ma che mi hanno fatto capire bene quanto il video si sia diffuso e quanto, ancora adesso, venga visto tutti i giorni da decine di persone. Un cosa che non ha a che fare con il giudizio che si può dare sul video, che può piacere o non piacere, ma che comunque ha suscitato curiosità e interesse. Non è una cosa da poco oggigiorno, soprattutto sul web dove c’è tanta informazione anche di qualità e in cui è difficile emergere.

Il caso urbanistica. L’anteprima del video è stata il 9 ottobre ma io, come tanti cittadini, il caso urbanistica lo osservavo da vicino già prima. Devo dire che in questo anno sembrano successe tante cose, ma se si tolgono dal testo tutte le digressioni politiche alla fine non è successo quasi niente. Il che non è per forza un male. Speriamo che l’anno prossimo si parli un po’ più di urbanistica, di città e che a farlo non siano sempre gli stessi.

Il sito. Io ogni tanto darò il mio contributo, scrivendo qualcosa qui, come sempre. Non aggiungo molto perché già il video fa la sua parte, ma qualche sassolino nella scarpa ancora me lo vorrei togliere. Ci sono cose di cui adesso si sta parlando poco e che invece dovrebbero tornare al centro del dibattito politico (Novi Park ed ex Amcm su tutti). Probabilmente scriverò con meno frequenza causa impegni, inoltre non sempre è necessario dire la propria opinione su tutto, meglio stare zitti. O no?

Ringraziamenti. Grazie a chi mi ha sostenuto nella realizzazione del video (vedi credits) e a chi ha portato il proprio contributo in video. Grazie a chi ha guardato il video (anche quelli che lo ritengono una schifezza), a chi l’ha pubblicizzato in giro. Grazie a chi ha organizzato le altre proiezioni. Grazie a chi ha dato piccoli aiuti economici. Grazie a chi è venuto di persona da me a parlare di queste cose. Grazie a chi la pensava diversamente ed è venuto a dirmelo. Grazie a chi difende l’ambiente per il bene comune.

Progetti futuri. Ora sono al lavoro anche su altre cose, ma come avevo detto già dal giorno della prima proiezione in questo video mancano alcuni tasselli importanti per completare questo lungo discorso. Molti mi hanno scritto per segnalarmi delle cose e spero che questi progetti possano vedere la luce anche e soprattutto grazie al vostro contributo (non economico!). Certo non mi sono dimenticato di quelle che sono due grosse questioni ambientali nel nostro territorio: le cave e soprattutto l’inceneritore, su cui dobbiamo aspettarci tante novità.
Certo lo spirito dei prossimi lavori sarà sempre lo stesso: quello della totale indipendenza.

Intanto vi saluto e vi auguro un felice 2012.

Gabriele Veronesi


Stasera proiezione al Villaggio Giardino

Stasera alle 21, alla Sala Civica di via Marie Curie a Modena, ci sarà la proiezione di Modena al cubo a cui seguirà un dibattito a cui parteciperò anche io. Il video è solo lo spunto per la serata in cui ci si soffermerà particolarmente sulla questione di via Cannizzaro e via Aristotele, sulla tutela delle falde e sulle proposte per i prossimi mesi.

In questi giorni, l’area del Villaggio Giardino è tornata alla ribalta nei media locali, a causa delle trattative in corso tra alcuni partiti di centro sinistra, il PD e la Giunta. Il dibattito di questa sera arriva quindi al momento giusto, un po’ per fare il punto della situazione, un po’ per avanzare proposte serie su come uscire dallo scontro che si è creato in questi mesi.

Per quanto mi riguarda, porterò il mio punto di vista sulla vicenda cercando però di non perdere di vista la dimensione complessiva del problema Modena. Non bisogna infatti ragionare caso per caso, ma partire dal particolare per arrivare a scelte generali e condivise che riguardino tutta la città.
Stasera  quindi si può esser certi che non si sta parlando solo di Villaggio Giardino, ma di tutta Modena.

Ci vediamo dopo!


Cannizzaro – Aristotele: una proposta irricevibile

Ieri è apparso su L’informazione un articolo in cui si descrivono gli ultimi sviluppi delle trattative in corso tra Sel, Pd e Giunta sul Piano casa. In sostanza la Giunta è disposta a bloccare i 210 alloggi di via Cannizzaro in attesa di un eventuale percorso partecipativo, mentre ha blindato la costruzione degli oltre 400 alloggi in via Aristotele. Entrambe le aree sono situate sui pozzi acquiferi, il cui dibattito sulla presunta pericolosità non è ancora arrivato e forse mai arriverà ad una risposta scientifica condivisa.  Unica differenza tra le due aree è che Aristotele è proprietà di privati, Cannizzaro del Comune.

A questo punto è evidente che si tratta di un discorso puramente politico, di alleanze che devono essere ricucite, di trattative come se fossimo al mercato. Dopo che si è fatto per mesi un discorso approfondito e strutturato sul problema falde, si propone un accordo a metà in cui la discriminante è la proprietà del terreno e non appunto quella di cui sopra.

Si tratta di una proposta irricevibile a mio avviso, dove c’è da giocarsi la credibilità. Vediamo cosa deciderà Sel quando si riuniranno in assemblea lunedì 5 Dicembre.  Urgono risposte anche dai comitati e dai movimenti. A questo punto bisogna capire quali sono le priorità per ognuno: difendere il territorio dalla cementificazione, tutelare i campi acquiferi oppure muoversi secondo logiche elettorali.

Sarebbe brutto, triste e anche un po’ ingiusto dimostrare che a Modena esistono figli di un dio minore, che le scelte per la città si fanno nei salotti in funzione magari di convenienze elettorali.


Commento sul comunicato di Sel

Ho letto il comunicato con i diciotto punti di Sel che è stato diffuso nelle ultime ore. Sono d’accordo con la maggior parte delle riflessioni contenute in quel documento e ha sicuramente il pregio di portare il tema dell’affitto sociale al ruolo che gli compete. Detto questo nutro alcune perplessità e credo ci siano alcune questioni rimaste inevase.

1) I 500 + 1000 alloggi da realizzare non possono essere inclusi in quelli già pianificati dal Comune nelle aree F perché gli accordi con i privati non prevedono una destinazione esclusiva all’affitto, quindi andranno sommati ai 4000 appartamenti già previsti.

2) Il problema dell’urbanistica a Modena nasce anche dal problema di individuare le aree per costruire (sulla necessità di case si sono trovati d’accordo anche l’architetto Righi e l’assessore Sitta). Dove andrebbero costruiti questi nuovi alloggi? Nella proposta manca questo punto. Non che si debbano specificare i mappali, però occorre almeno fare ipotesi sulle zone e assumersene la responsabilità di fronte ai cittadini/elettori.

3) Si parla del tema della riqualificazione abitativa esistente che per me è uno dei nodi principali e sicuramente la via da intraprendere. Non si parla però della riqualificazione delle AREE esistenti. Per costruire infatti non è per forza necessario consumare ancora suolo, ma si possono recuperare/trasformare aree dismesse (vedi fascia ferroviaria). Secondo me bisognerebbe dare spazio anche a questo tema.

Sicuramente bisogna apprezzare la volontà di Sel di avanzare proposte che contribuiscono in modo concreto al dibattito sulla situazione urbanistica a Modena. Vediamo quale sarà la reazione della Giunta, molti saranno più interessati a sentire quella del Pd, per cominciare a fare supposizioni su eventuali convergenze politiche da qui al 2014.


Si può costruire sulle aree F? Un po’ sì, un po’ no.

Premesso che sono contrario a questi interventi per una serie di motivi e che comunque la cosa andrebbe approfondita a parte, vorrei almeno capire a livello di regole qual’è la verità. In Italia ci sono talmente tante norme, molte in contraddizione o poco chiare, che c’è ampio spazio per l’interpretazione, cerchiamo però almeno di individuare dei dati oggettivi.
Sulle aree F c’è chi dice che non sono edificabili, chi dice che lo sono solo per attrezzature generali e chi sostiene (ovviamente la Giunta) che si può edificare e anche in senso residenziale.

Il primo riferimento che abbiamo è la Legge regionale del 24 marzo 2000, la n. 20. All’articolo 18 vengono definiti e circoscritti gli accordi che l’Amministrazione può stringere con i privati proprietari dei terreni. Ecco ad esempio l’accordo fatto per la zona di via Aristotele.

Il secondo che abbiamo è il testo coordinato di PSC-POC-RUE. Ci interessano in particolare l’articolo 16.4 (che spiega la disciplina delle zone F e le destinazioni d’uso ammesse), il 16.5 che parla della dotazione di standard per quelle aree e il 16.7 bis che definisce la perequazione delle suddette aree. In quest’ultimo si rimanda all’articolo 16.10 (quello che approfondisce lo strumento della perequazione applicato alle aree G) e lo estende alle aree F. Il 16.7 bis elenca gli utilizzi possibili tra cui: le attrezzature generali normalmente previste, per i trasferimenti di potenzialità edificatoria derivanti da accordi di cui all’art. 18 della legge regionale 24 marzo 2000, n. 20 o per permute patrimoniali, per gli interventi di edilizia residenziale pubblica (ERP) di cui alla legge regionale 8 agosto 2001, n. 24, di edilizia residenziale sociale (ERS) di cui alla legge 8 febbraio 2007, n. 9 e al D.M. 22 aprile 2008 e successivi provvedimenti applicativi, e di edilizia comunale per l’affitto, per gli interventi di edilizia economica e popolare e per insediamenti produttivi (PEEP e PIP di cui alla legge 22 ottobre 1971, n. 865 e s.m.) e altri.

Infine abbiamo le delibere della Giunta che facendo riferimento agli articoli citati prima hanno portato avanti la perequazione delle zone F. A questo punto i soggetti privati che posseggono le aree devono presentare un piano particolareggiato di iniziativa privata, che ha un iter lungo: Consigli di circoscrizione, commissioni e infine deve essere successivamente approvata dal Consiglio Comunale.

Poi? Poi può costruire. O almeno così sembra.

Ezio Righi, al convegno sulle aree F della scorsa settimana, poneva l’attenzione sull’articolo 16.5 (POC) che recita: “Per le zone F da attuarsi mediante PUA gli strumenti urbanistici devono destinare una quota non inferiore al 40% della superficie fondiaria a verde e/o parcheggi pubblici o di uso pubblico, aggiuntiva alle pertinenze delle funzioni insediate o da insediare.” e al secondo comma aggiunge “Fino a quando non siano stati formati gli strumenti di iniziativa pubblica, di cui al precedente comma, nella zona F e nelle parti di zona F interne a zone diversamente classificate sono consentiti soltanto gli adeguamenti delle attrezzature esistenti, nel limite di un indice di utilizzazione fondiaria di 4.000 mq./ha”.

Pare quindi essere questo il passaggio che manca, quello riguardante quel 40% dedicato alla dotazione di standard (vedi glossario). Sempre che non ci siano conflitti con altre norme, se qualcuno ne sa di più dica la sua opinione e la pubblicherò volentieri. Detto questo, su quelle aree non bisogna comunque costruire. Ma di questo ne parliamo la prossima volta.


A proposito dell’incontro di ieri

Alla fine c’è stato. Si è consumato l’attesissimo faccia a faccia tra l’assessore Daniele Sitta e uno dei suoi più noti detrattori, cioè l’architetto Ezio Righi. Non me ne vogliano gli altri due relatori Alberto Muratori e Dino Piacentini, i quali hanno fatto interventi interessanti su ambiente, riqualificazione, economia e sviluppo, ma molti erano lì per assistere al primo vero dibattito pubblico tra gli altri due protagonisti, quasi si trattasse di una importante competizione sportiva.

Tra il pubblico tanti volti noti, politici, rappresentanti di associazioni, comitati, architetti ma anche semplici cittadini. La serata è stata bella, coinvolgente e partecipata, tant’è che la sala è rimasta piena fino ad ora tarda, quando si è concluso l’evento. La discussione, a parte qualche breve caduta di stile, è sempre rimasta alta e nel merito degli argomenti e bisogna riconoscere al gruppo consiliare del Pdl il merito di aver promosso l’iniziativa.

Cosa è emerso? Qualche ragionamento interessante come  ad esempio se Modena deve ancora puntare sul manifatturiero o sul terziario e l’innovazione, oppure qual’è il vero fabbisogno di case e come fare a soddisfarlo, approfondire il discorso delle falde e delle risorse idriche e soprattutto capire come intraprendere la fondamentale via della riqualificazione e trasformazione delle aree dismesse.

Cosa rimane? Il fatto che alla fine esistono idee diverse di città che sembrano per ora inconciliabili, come ammette lo stesso Sitta la sua è un’idea della città che cresce densificandosi e accentrandosi, quella di Righi è l’idea di rete territoriale e di sistema policentrico. Va bene, visioni differenti. La Giunta attuale, legittimata dal voto democratico porta avanti la sua idea, non resta che sperare che nel farlo vengano tenute in considerazione le varie osservazioni che provengono dalla società civile, quella delle associazioni di categoria, degli ordini professionali, dai sindacati, dagli ambientalisti, degli altri partiti politici e ultimi ma non ultimi dai cittadini. Certo non è cosa facile e non si può certo accontentare tutti, soprattutto quando ci si trova con opinioni diametralmente opposte.
Molto più facile e rapido sarebbe tirare diritto e non ci sarebbe neanche niente di illegale, verrebbe però a mancare quel buon governo fatto di concertazione e legame con la cittadinanza.

L’altra cosa che rimane alla fine dell’incontro è un vago senso di disorientamento. Perché quando dall’idea di città si passa a parlare di norme e regolamenti (mi riferisco in particolare alle zone F e alle falde), non possono esserci due opinioni su tutto. Ieri ci siamo alzati dalle nostre sedie con una parte che diceva che le aree F non possono essere edificate, mentre l’altra sosteneva il contrario. Un po’ una delusione.
Il cittadino che magari ha appena capito che cos’è un’area F si trova ancora una volta spiazzato, intanto il dibattito e le domande continuano. Le risposte invece, latitano.


Tre domande su Cittanova 2000

Alla fine, anche in via ufficiale, si cerca di rilanciare il progetto Cittanova 2000, come dimostra l’ultima presentazione avvenuta qualche giorno fa alla Camera di Commercio. Per chi non lo conoscesse il nome dice già tutto, perché come avviene sempre per molti poli, distretti e direzionali (vedi quello di via Giardini) si ha la testarda fissazione di creare un nome che incorpora una data proiettata al futuro o relativa al periodo di costruzione. Una cosa elementare dal punto di vista comunicativo ma che evidentemente non passa mai di moda, tanto è vero che in questo caso il distretto che nascerà (se e quando) sarà rivolto alla tecnologia, cioè al futuro ma già nel nome suonerà vecchio.

Comunque, il progetto è ambizioso, nel senso positivo del termine. Non faccio una valutazione architettonica o estetica perché non ne ho le competenze, certo invece l’idea di un polo dedicato all’innovazione in un punto strategico per la città va sicuramente salutato con piacere (anche se come vedremo questo progetto non è affatto nuovo). Ho solo qualche timore, spero che qualcuno possa darmi delucidazioni.

1) In che modo Cittanova 2000 si sovrappone al progetto di riqualificazione del Villaggio Artigiano? Alcune aziende potrebbero a questo punto decidere di non insediarsi al Villaggio Artigiano e di prendere un ufficio nella futura Cittanova. Effettivamente la destinazione per imprese creative e innovative è compatibile per entrambi i progetti. Cittanova 2000 è meglio collegata, vicinissima alle tangenziali e all’Autostrada. Inoltre consideriamo che a Modena in molte zone abbiamo già tanti uffici sfitti.

2) Collegata bene sì, ma facilmente raggiungibile no. Nel video si dice che ha un filo diretto con il cuore di Modena tramite la via Emilia che sappiamo non essere esattamente la direttrice più scorrevole per il traffico veicolare di Modena. Il casello di Modena Nord è sempre stato al centro di polemiche e prima o poi bisognerà intervenire, magari prima di Cittanova 2000 anche se lì c’è già la Fiera. Ci sono le tangenziali, ma in ogni caso quando si arriva la rete di strade che permettono di girare nella zona è poco capiente (pensiamo a strada Viazza di Ramo). Poi arrivano i grandi eventi e si scatena l’inferno.
Due anni fa, il Comune di Modena tramite Cittanova spa commissiona uno studio del traffico relativo al progetto attuativo di Cittanova 2000. Dallo studio emerge che l’unica criticità è quella dell’incrocio tra via Emilia e via Virgilio, proprio dove il Comune voleva realizzare la rotatoria ma come sappiamo il bando è andato deserto, dando la colpa al patto di stabilità che avrebbe dilazionato i pagamenti fino a due anni. Sitta quindi perde l’occasione di arrivare alla presentazione di Cittanova con il nome della ditta che costruirà la rotatoria.
Eppure quella rotatoria è cruciale per il progetto: è possibile che nessuno dei costruttori abbia avuto interesse nel buon esito di quel bando? In particolare quelli che fanno parte della società Cittanova spa, che non sono proprio degli sconosciuti: Consorzio cooperative costruzioni, Cooperativa di Costruzioni, Cmb di Carpi, Cesa costruzioni, Consorzio imprenditori edili e aziende private legate all’associazione della piccola-media impresa.

3) La storia del distretto Cittanova, come abbiamo capito, non è affatto recente, inizia tanti anni fa ed ha un percorso travagliato (che nel prossimo post vorrei cercare di riportare per intero). Ugualmente interessante è la storia della società Cittanova 2000 fondata nel 1997, società per azioni a partecipazione mista pubblico-privata, ma a maggioranza pubblica. La parte pubblica (Comune, la Provincia, Camera di Commercio e Consorzio Intercomunale per le Aree Produttive detiene il 59% del capitale sociale (2 miliardi),  tre banche con radicate origini locali (Rolo Banca 1473, Banca Popolare dell’Emilia-Romagna e Banca Popolare di Verona-Banco San Geminiano e San Prospero) detengono il 30% e la parte restante Promo, Associazione Industriali e Lega delle Cooperative.
Nel maggio 2000 si parla della possibilità di trasformare Cittanova 2000 da spa a srl, anche se poi verrà definitivamente sciolta l’anno dopo.
Il 5 Dicembre 2006 viene costituita Cittanova 2000 spa, capitale 5 milioni di euro, stesse finalità della precedente e alcuni protagonisti sono gli stesi (CCC, Cdc, Cme, Cmb, Cesa Costruzioni e il consorzio medie imprese API). Sparita la parte pubblica. Come mai questo percorso per arrivare alla società odierna e quanto è costata alla parte pubblica questa operazione?
Giovanni Margini presidente della società Cittanova 2000 srl, intervistato da Modenaqui qualche giorno fa, stima il valore del progetto intorno agli 80 milioni di euro e ipotizza una conclusione dei lavori per il 2014. Staremo a vedere.


Parentesi texana

Piccolo off-topic, ma neanche troppo. Oggi mentre cercavo del materiale, mi sono imbattuto in una notizia, di due settimane fa per la verità, secondo cui la compagnia Hunt consolidate Inc avrebbe donato 10.000 euro a Montegibbio per gli scavi che si stanno facendo per riportare alla luce un’antica villa di epoca romana (qui l’articolo) .
Tre rappresentanti della compagnia texana sono arrivati a Sassuolo e a colpi di strette di mano con sindaco e vertici dell’amministrazione sassolese hanno ufficializzato la cosa, con foto di rito e appunto evidenza sui giornali. Tutti felici, tanto che il sindaco Luca Caselli e l’assessore alla cultura Luca Cuoghi hanno dichiarato:
“Siamo onorati che addirittura dagli Stati Uniti si mostra interesse per i nostri scavi. Certamente con questo assegno si potrà dare risposta alle richieste degli archeologi che avevano chiesto con insistenza la tettoia. Speriamo che il messaggio continui con gli stessi finanziatori ma anche con altre aziende che hanno a cuore la storia e la nostra zona archeologica”.

Hunt Consolidate ad alcuni può non dire molto, ma se si specifica che è una holding della Hunt Oil, compagnia texana che si occupa di trivellazioni petrolifere, a molti si accende la lampadina. Non è infatti di molto tempo fa la querelle che iniziò con l’interessamento della Hunt Oil per la trivellazione nelle zone dell’Appennino e del Panaro, che sollevò un vespaio di polemiche e che portò la compagnia a rinunciare ancor prima della Valutazione di Impatto Ambientale, sostenendo che vi fossero troppi vincoli.

Premesso che sono contento per quelli che lavorano negli scavi, che potranno così disporre di questa cifra per avere la tettoia che avevano richiesto, sono anche convinto però che si debba tenere gli occhi aperti su certi atti di filantropia. Probabilmente ho poca fiducia nel mondo, ma un soggetto economico, in questo caso una grande compagnia, di solito si muove curando principalmente i propri interessi. Nell’articolo si dice anche che sono stati attivati recentemente contatti con l’Università di Modena e Reggio Emilia. Spero che questa sia solo una nobile azione filantropica e non lobbismo destinato ad avere una contropartita negativa per il territorio.

P.S Ho visto a posteriori il M5S ha segnalato la stessa cosa.


Acqua azzurra, risposte chiare

Nella agenda mediatica modenese, in particolare alla voce urbanistica che è quella più rilevante da un po’ di tempo, subentra prepotentemente il tema dell’acqua. Se prima aleggiava solo relativamente al dibattito sull’edificazione in via Cannizzaro e via Aristotele, adesso si è entrati finalmente nel merito della questione.
Come ironicamente riportato ieri su L’Informazione, nel box di Stefano Caselli, il Comune sembra aver giocato d’anticipo sulla conferenza annunciata da Modena Attiva dal titolo emblematico “Acqua e Politica”, in programma mercoledì 9 novembre alle ore 21.00 alla Sala Via Marie Curie 22 del Villaggio Giardino.
Intanto si sente parlare di nitrati, acque reflue, impianti di depurazione, falde e gli ormai famosi pozzi. Personalmente parteciperò alla conferenza di Modena Attiva, su un tema però così importante spero che ci sia un confronto il più possibile scientifico, lontano dalle strumentalizzazioni politiche. Va bene, possono esserci interpretazioni discordanti (pensiamo ad altri dibattiti che riguardano l’Italia, come quello recente sul nucleare), però ci sarà pure una risposta chiara, comprensibile e argomentata da fornire al cittadino medio che non conosce bene questi argomenti.
Io ad esempio, ho trovato piuttosto interessante l’intervento del professor Adriano Zavatti, ex direttore tecnico di Arpa Emilia-Romagna e ex consulente tecnico del Cnr, riportato oggi su Modena Qui, articolo di Caterina Giusberti. Il professor Zavatti sarà presente alla conferenza di Modena Attiva, sarà interessante sentire il suo approfondimento.
Attendiamo quindi la risposta dei tecnici del Comune, sperando che si rimanga sempre nel merito della questione, in modo che qualcuno dimostri chiaramente che potabilizzare l’acqua del Secchia e costruire sui pozzi è una buona soluzione oppure no. Certo c’è anche il tema del consumo di territorio, ma non gettiamo benzina sul fuoco.


Sitta, Ballestrazzi e la crisi “felice”

Dai un’occhiata ai giornali la mattina e ti imbatti in notizie come questa. Io ho visto la seduta consiliare dove è stata pronunciata quella frase, che qui viene presa un po’ fuori contesto. Una crisi non è mai un  fatto positivo, anche perché dietro questa parola che usiamo ormai come se fosse un marchio registrato ci sono tante storie drammatiche di chi ha perso lavoro, casa, certezze e spesso non ha la forza di ripartire. Uscendo però dal discorso più emozionale possiamo però fare una valutazione un po’ più economica (non troppo perché non sono un economista).

L’assessore Sitta attacca duramente Ballestrazzi per le sue affermazioni, non può negare però che le crisi siano anche una grande opportunità. Usciamo dalla polemica cittadina e proviamo a volare un po’ più in alto. Pensiamo all’Islanda, da sempre considerata Isola Felix, con uno dei redditi pro capite più alti del mondo, qualche anno fa viene travolta dalla crisi mondiale in modo particolarmente violento, a causa degli speculatori e alla conseguente insolvenza delle tre banche del paese: Landsbanki, Glitnir e Kaupthing.
L’Islanda precipitò in un incubo che la portò sull’orlo della bancarotta ma da qui cominciò un dei più bei percorsi di democrazia mai realizzati. Da un movimento di cittadini si arrivò alla formazione di una nuova assemblea costituente composta da docenti universitari, avvocati, giornalisti ed anche da un sindacalista, un contadino, un pastore e un regista, la quale ha proposto un progetto per una nuova Costituzione ora al vaglio della Commissione Parlamentare.
Evidentemente la commissione era composta da diversi facinorosi ambientalisti, perché tra i temi c’è grande attenzione per l’ambiente dopo la ferita ancora aperta per la costruzione della centrale idroelettrica di Karahnjukar.

Dalle ceneri della crisi è nata una nuova Repubblica. Questa l’Islanda, ma si potrebbe parlare anche della prima potenza al mondo, gli Stati Uniti d’America, che per anni hanno prosperato votati al consumismo più sfrenato mentre il loro debito finiva nella mani della Cina e che dopo aver fatto i conti con la crisi si trovano a dover rimettere in discussione il Sogno Americano (Obama infatti ne sta facendo le spese).
La stessa Italia poi, forse riuscirà a mettere da parte gli interessi elettorali e accettare il fatto che non possiamo più permetterci, tra le tante cose, di non toccare le pensioni o di mandare addirittura gente in pensione a 35 anni come è avvenuto in passato.

Poi magari arriviamo a Modena e si può pensare che la situazione del mercato immobiliare imporrebbe almeno delle revisioni allo sviluppo della città, cogliendo anche l’occasione per riprendere davvero la strada della riqualificazione, caposaldo del programma elettorale che si è un po’ perso per strada, invece che consumare ancora suolo.
Certo le imprese edili registrano una flessione, come molte altre imprese in altri settori, penso ad esempio la ceramica o il settore dell’auto. Certo è grave, ci sono posti di lavoro che saltano, ma giustificare la costruzione di nuovi edifici con il fatto che bisogna stimolare il settore appellandosi poi ad una spiccata sensibilità per il tema lo trovo abbastanza fuorviante (in parte condivido la critica mossa da Mezzetti).

L’assessore dovrebbe smettere di continuare a motivare il suo operato con la volontà di incentivare il settore edilizio, è un argomento abbastanza debole e anche una mossa comunicativa sbagliata, ma questi sono affari suoi. L’altro argomento è quello della necessità di case, ma questo è più complesso e merita un discorso a parte.


Domande e Risposte

Ecco alcune domande/osservazioni (FAQ) che ho raccolto a caldo, sulle quali non ho avuto modo di esprimere chiaramente la mia posizione.

1) Il video è fazioso, esprime solo un punto di vista.

Questo video, come dichiarato in più occasioni, è la mia critica all’operato della Giunta in temi di urbanistica. L’Amministrazione legittimata dal voto, ha il diritto di fare le scelte che desidera, io come cittadino ho il diritto (e aggiungerei dovere, quando ne si è convinti) di criticarla.
Gli esponenti della Giunta o dei partiti hanno la possibilità di emettere comunicati stampa e hanno gente pagata per farlo, riescono a riempire paginate sui giornali o fare monologhi in televisione. Io dove lo trovo lo spazio per dire la mia? Ho tirato fuori un po’ di soldi e l’ho fatto. Non siamo in televisione, non sono tenuto ad usare ulteriore spazio per persone che possono alzare il telefono e dire la loro opinione su quattro giornali e due televisioni.
Nel mio piccolo vi dico che sono pronto al confronto, a riaccendere la telecamera per raccogliere le vostre legittime critiche al video che sono sempre bene accette e ribadire il vostro punto di vista.

2) Non hai dato voce all’Assessore Daniele Sitta.

Come sopra, anche questa si tratta di una scelta esplicita e dichiarata, con un’aggravante. Avere per le mani materiale dell’Assessore Sitta in un documento che vuole essere critico o fazioso come dicono alcuni, mi avrebbe creato una serie di problemi perché sarebbe iniziato il gioco del dire che il materiale è stato tagliato, manipolato ecc… E’ una responsabilità non da poco che poteva portare a spiacevoli situazioni (citiamo il caso “Il paese del maiale” e la reazione di Roberto Alperoli) o per citare un grande documentarista Michael Moore, che io apprezzo tantissimo, ma che è noto per manipolare a suo favore i contenuti e le interviste nei documentari.
Sono disponibile ad un appuntamento e vorrei avere il sincero piacere di incontrare l’Assessore.

3) Troppa Eugenia Rossi e mancano gli altri partiti.

Per un filmato come questo non esiste la par condicio. So che ci sono altri movimenti, partiti che contestano l’operato della Giunta, sono disponibile a raccogliere le loro impressioni ma non tenuto ad inserirle nel video. Eugenia Rossi compare perché al di là delle posizioni, il suo partito ha creato una frattura elettorale per motivi legati ai temi di urbanistica. Unico caso in Italia a quanto mi risulta per quelle elezioni ed anomalia totale dal momento che in Provincia Idv fa parte della maggioranza.
Tra l’altro la sua critica arriva in tempi non sospetti o quasi. Non potevo non registrare questo dato.
Personalmente non m’interessa assolutamente il percorso politico di Idv e tutte le scelte che vengono prese su altri temi. Sul fatto che Eugenia Rossi (o comunque un politico) compaia troppo, è una valutazione personale di cui terrò conto, anche in vista di futuri lavori.

4) Perché non hai parlato di alcune situazioni particolari o di altri temi importanti come l’inceneritore?

Alcune situazioni particolari erano già espresse nel ragionamento generale. Si può parlare delle aree F ma in un video di 50 minuti non ci si riesce ad addentrare nei singoli casi. Sono gradite però segnalazioni da parte vostra, vi voglio ricordare che c’è questo sito sui cui vorrei far partire il dibattito e che arriveranno altri video.

5) Quando sarà on line il video?

Molto presto, questione di giorni.

6) Vorrei organizzare la proiezione nella mia scuola, circolo, spazio ecc…

Non ci sono problemi, però dopo che sarà stato pubblicato il video. Sentiamoci per organizzare.

7) Che rapporto hai con Modena Attiva, Italia Nostra, Idv ecc…? E’ vero che sei al soldo di qualcuno?

Non faccio parte di Modena Attiva e mai lo farò perché hanno una vocazione politica. Ho firmato il loro documento iniziale perché condivido certe loro posizioni e poi rappresentano una voce interna di rottura. Non sono legato a nessun partito, neanche all’Idv e sono uno dei pochi che ancora decide di volta in volta cosa votare. Non sono iscritto ad Italia Nostra ma potrei rimediare presto. Sono un’associazione attiva in tutta Italia per la tutela del patrimonio, fanno battaglie ovunque senza guardare al colore politico.
Gli unici soldi che ho ricevuto sono quelli della cassettina l’altra sera (grazie!), perché credo nel giornalismo indipendente anche verso chi la pensa come te. Se qualcuno vuole sostenere il contrario gli chiedo di formalizzare questa accusa mettendo nome e cognome in modo che possa portare scontrini, fatture, bonifici e fargli causa.


Proiezione in anteprima di Modena³

La proiezione del documentario è prevista per Domenica 9 Ottobre alle ore 21.30, presso il Teatro Tempio di viale Caduti in Guerra 192 a Modena. Seguirà un dibattito moderato da giornalista Stefano Aurighi, in cui verrà dato spazio agli interventi del pubblico.

L’invito è esteso a tutta la cittadinanza, l’ingresso è gratuito.

Per chi volesse segnalare la propria adesione può farlo tramite l’evento su Facebook o contattandomi tramite la mail che trovate sotto.

Spero di vedervi Domenica per avere un confronto diretto e di persona su questi temi così delicati.

A presto!


A proposito del dibattito di venerdì

Potrei dire di essere rimasto un po’ deluso dal dibattito di venerdì alla Festa del PD, ma non sarebbe esattamente vero. Più o meno sapevo a cosa andavo incontro, avendo in questo anno partecipato a eventi simili, come quello di qualche mese fa a Palazzo Europa, molto simile a questo peraltro. L’altra volta però l’intervento di Federico Oliva, Presidente dell’INU, aveva scosso un po’ il dibattito, entrando con molta professionalità nel merito della questione.

Il problemi però sono i soliti. In questi dibattiti c’è sempre troppa politica (nel senso più autoreferenziale del termine), poco tempo per affrontare certe questioni senza rimanere ad un livello superficiale e soprattutto la parte critica non è pervenuta. Ho il forte sospetto che questi eventi vengano organizzati non tanto con l’interesse di approfondire questi temi, ma con l’intento di ripulire la propria immagine macchiata dagli attacchi che provengono da una parte della cittadinanza. Vabbè, d’altronde è la Festa del Partito Democratico ed è legittimo, oltre che comprensibile, che si voglia dare un certo taglio dibattito, che tenga conto dei risvolti politici di questa vicenda.

Cosa rimane di incontri così? Io di certo non ne so molto di più di urbanistica, so l’opinione di persone che hanno la possibilità di esprimerla quotidianamente attraverso giornali e uffici stampa, la controparte non è pervenuta e i giovani come al solito latitanti (o assenti giustificati). Astenersi neofiti dell’urbanistica.


Modena – Flint

Mi rendo conto che il paragone è ingeneroso e forzato, ma è il concetto che conta. Flint è il capoluogo della Contea di Genesee nel Michigan, una cittadina diventata ricca tanti anni fa grazie alla produzione di automobili, grazie alla presenza di un colosso come la General Motors e poi caduta in disgrazia negli anni della deindustrializzazione.
Dai 200.000 abitanti degli anni ’60 si è passati a poco più di 120.000, criminalità e disoccupazione  sono cresciuti di pari passo a dismisura e ora Flint viene considerata dalla rivista Forbes una delle città meno vivibili degli USA.
Il documentarista Michael Moore si è occupato della vicenda nella sua prima opera dal titolo Roger & me.

Cosa ci suggerisce questo esempio estremo?

1) La popolazione va di pari passo con le possibilità lavorative che ci sono in un determinato luogo, sennò ci si deve spostare. Sul numero degli abitanti di Sassuolo incide fortemente la presenza del comprensorio ceramico, così come nella bassa il distretto biomedicale. La vita si costruisce attorno al lavoro. Cosa faranno i 50.000 abitanti in più previsti per Modena che già ha il più alto tasso di disoccupazione in regione?

2) Siamo sicuri che questa idea della Motor Valley come volano per l’economia possa funzionare? Alcune fabbriche del luogo sono in difficoltà, come Maserati. Non è che rimaniamo con dei musei anacronistici, templi che celebrano il culto della lamiera e di tempi ormai andati. Oppure fare la fine di Autoworld, il parco tematico costruito a Flint negli anni ’80 proprio per ammirare la gloriosa storia della General Motors divertendosi e fallito un anno dopo.
Se qualcuno ha cifre per smentirmi si faccia vivo.


Modena si ispira a Keynes?

Il grande economista John Maynard Keynes diceva che, in periodo di crisi, lo stato dovrebbe pagare i lavoratori disoccupati per scavare una gigantesca buca e poi riempirla. In questo modo i lavoratori avrebbero un salario e potrebbero spendere, attorno alla buca si creerebbero negozi ed osterie ed infine l’economia potrebbe risollevarsi.
Il piano INA-Casa di edilizia pubblica varato nell’immediato secondo dopoguerra dal ministro Amintore Fanfani, fu definito da più parti come ispirato proprio a queste teorie. Grazie a quel corposo intervento statale, fino al 1963 verranno costruiti 355.000 alloggi, impiegando circa 41.000 lavoratori edili all’anno.
Di pari passo con la crescita economica di quegli anni, il piano mirava proprio ad incrementare l’occupazione operaia e a stimolare il mercato edilizio.

Non ho studiato Economia, a parte in un paio di esami all’Università, però mi sento di poter fare qualche ragionamento tra Keynes, il piano INA-Casa e quello che sta avvenendo in questi anni a Modena. L’idea di trasportare quel modello oggi, qui a Modena, mi sembra quantomeno anacronistico. Certo, si parla anche di voler rispondere all’emergenza abitativa (di questo farò un approfondimento più avanti), ma molti considerano il nuovo corso urbanistico di Modena come il traino per l’economia locale.
Ripartire quindi, grazie al cemento e ai mattoni.

La differenza è che i dati ci dicono che il lavoro è in crisi anche qui, non abbiamo un flusso di immigrazione come quello degli anni ’60 che portava la gente dal Sud a spostarsi in massa nelle città del Nord. La gente va dove può lavorare. Intanto qui si continuano a costruire case, si fanno interventi stradali spesso pretestuosi, si fanno ponti ciclabili volanti che pochi usano, in poche parole si scavano buche.

Dall’altra parte ringraziano e chiedono anche di più, come fanno l’ANCE e Confindustria. Certo il compito di un amministrazione dovrebbe essere quello di attuare buone politiche e non di sottostare alle richieste delle corporazioni che vogliono comprensibilmente aumentare il loro profitto.
Ma questa è un’altra storia.


Perché il titolo

L’idea per il titolo mi è venuta un giorno passando vicino al Direzionale 70 di via Giardini, io venivo da viale Amendola e il complesso commerciale era davanti a me, a destra. C’era un cielo plumbeo e quei palazzi a forma di vela sembravano grigi come non mai. Di fianco il ponte sopraelevato, dietro la torre con la scritta luminosa rotante Modena 2.
Mi ha sempre affascinato quel luogo proprio per il suo essere così fuori dal tempo, per certi aspetti decadente, come quando ti perdi per le scalinate in mezzo alle serrande dei negozi che si sono trasferiti. Probabilmente quando è stato costruito era l’esempio della città futura, un nuovo modello, insomma una Modena 2.
Dopo pochi anni già evidenziava i suoi limiti e necessitava di riqualificazioni. Certo quel nome non ha aiutato, “Direzionale 70″ rimanda già ad altri tempi e ci vuole poco perché sia superato.
Adesso si vuole fare una nuova Modena. Ci sono nuovi complessi in costruzione come il Centro Ferriere, anche se si deve ancora recuperare certe incognite edilizie degli anni passati, come il Direzionale Manfredini.

Insomma la storia si ripete, quindi Modena 3. Visto che parliamo di cemento, di cantieri e di edifici sempre più alti il tre è diventato l’esponente. Così potremo abituarci a fare i conti con gli interventi che stiamo facendo ora.


Benvenuti

Benvenuti.

Questo è il portale di Modena³, il documentario inchiesta su Modena Futura e sulle trasformazioni urbanistiche della città. Informazioni generali a riguardo le potete trovare nella pagina Il Progetto.

Nella pagina La mappa, troverete una guida (in aggiornamento, gradite le segnalazioni) per orientarsi nella città cantiere.

Questa pagina (News) rappresenta l’essenza del sito. Stiamo parlando infatti di un argomento in continua evoluzione, di lavori in corso per usare un termine appropriato. Con regolarità, si spera, continuerò a postare qui aggiornamenti, considerazioni e nuovo materiale.

Modena³ è anche su Facebook con una Fan Page, tutto quello che cercate però lo trovate qua. Il sito non ha grandi possibilità di interazione diretta come vedete, ho preferito far convergere tutto sulla pagina di Facebook che funziona meglio in questo senso. Vi esorto però a contattarmi usando anche la mail, facendo commenti, critiche, apprezzamenti, segnalazioni o qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

Se c’è qualcuno/a che ha idee per inchieste o progetti di questo tipo, non esiti a farsi sentire.

Del resto, buona visione e navigazione.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.